Contesto
L’iscrizione sepolcrale è dedicata a una dama costantinopolitana di nome Anna, moglie di un non altrimenti noto Σινωπίτης,
morta a Roma, ove era giunta al séguito di Carlotta di Lusignano (1444-1487); quest’ultima, regina di Cipro dal 1458 al 1464,
quando fu spogliata del suo regno, decise di rifugiarsi a Roma, dove morì. Le due donne furono sepolte non lontane l’una dall’altra,
nella basilica di S. Pietro, ma la lapide di Anna, ivi tumulata per le cure del figlio Demetrio, andò perduta entro la prima
metà del XVII secolo (v. Storia).
Per quanto riguarda la datazione dell’epigrafe, è innanzitutto dall’iscrizione medesima che possiamo ricavare alcune informazioni.
Vi si menzionano infatti la perdita del regno da parte di Carlotta (vv. 4-5: τυραννικῇ βίᾳ | τῆς βασιλείας ἐξωσθείσῃ τῆς Κύπρου),
nonché, indirettamente – attraverso l’indicazione che Anna morì a Roma dopo aver peregrinato insieme alla sua regina (vv.
2-4 e 6: πλείστας | πλάνας ὑπέστη ξυνάμα τῇ [...] | Καρόλῃ Λουσιγνάνᾳ [...] | [...] | ἐν Ῥώμῃ τῇδε τῇ παλαιᾷ τέθνηκε) –, l’arrivo
di Carlotta nell’Urbe. Possiamo dunque datare l’epigrafe dopo il 1464, anno in cui Carlotta perse di fatto il regno, e anzi
dopo l’arrivo a Roma della regina e del suo séguito: a parte una breve sosta precedente nell’Urbe nel 1461, la regina vi soggiornò
una prima volta tra il 1475 e il 1478 e, definitivamente, dal 1482 al 1487. Proprio l’anno 1482, forse, quando Carlotta si
trasferì stabilmente a Roma, può essere considerato il terminus post quem per la datazione della nostra epigrafe. Nell’iscrizione, non è invece menzionata esplicitamente la morte di Carlotta, e dunque
non sappiamo con certezza se l’epigrafe possa essere datata dopo il 1487. Sembra tuttavia di poter affermare che, se la tomba
di Anna, come è probabile, è stata collocata sin dall’inizio in S. Pietro e l’iscrizione sepolcrale fu realizzata contestualmente
alla morte della nobildonna, la regina Carlotta doveva essere già morta; si deve pensare infatti che il corpo di Anna sia
stato deposto accanto a quello della sua regina in S. Pietro, mentre difficilmente può essere avvenuto il contrario.
Per maggiori dettagli riguardo ai personaggi menzionati nell’epigrafe, cf. Potenza 2024, pp. 267-274.
Storia
Il testo dell’iscrizione, perduta già nel XVII secolo, fu stampato per la prima volta da Lampros 1912, sulla base del codice Par. gr. 3067 (vergato da Giovanni Santamaura [1539-1614] intorno agli anni Ottanta del XVI secolo), f. 82r; cf. anche f. 84r. In seguito,
l’iscrizione fu pubblicata da de Ricci 1930, che non conosceva la trascrizione di Lampros, sulla base di un apografo dell’erudito e stampatore Aldo Manuzio il Giovane
(1547-1597), Vat. lat. 5241 (ann. 1566-1567), f. 190v (olim p. 386).
L’ultima attestazione dell’epigrafe sembra essere quella fornita dall’erudito Tiberio Alfarano (1525-1596), chierico beneficiato
di S. Pietro, nella sua opera De Basilicae Vaticanae antiquissima et nova structura (ed. Cerrati 1914). Nel manoscritto di dedica dell’opera di Alfarano a papa (1572-1585) Gregorio XIII, l’attuale Vat. lat. 9904 (an. 1582), si legge la cursoria notizia di una nobildonna di Costantinopoli chiamata Maria, sepolta accanto a Carlotta di
Lusignano: «non longe a dicta Regina fuit etiam sepulta Maria Constantinopolitana nobilissima, quae parimodo peregrinationis
causa in Urbe venerat», mentre in altri manoscritti autografi dell’opera la notizia è integrata da un’aggiunta: «cum epitaphio
literis graecis marmori insculpto, quorum adhuc extant monimenta» (Cerrati 1914, p. 82). Tale integrazione si legge in particolare nel codice Arch. Cap. S. Petri G.4 (prima stesura dell’opera, poi corretta e ampliata dal suo autore almeno sino all’anno 1586, cf. f. 43v) e nel suo apografo
Arch. Cap. S. Petri G.6 (copia destinata dall’autore all’Archivio del Capitolo di S. Pietro, con aggiunte che arrivano sino al 1589, cf. f. 59v).
Negli anni Ottanta del Cinquecento l’iscrizione era dunque sicuramente ancora presente in S. Pietro (come testimoniato anche
dal Par. gr. 3067). Che la Maria menzionata da Alfarano sia da identificare con la nostra Anna è indubbio: al riguardo cf. Potenza 2024, pp. 257-259.
Il De Basilicae Vaticanae (...) structura era stato preceduto dall’elaborazione, da parte dello stesso Alfarano, di una icnografia dell’antica basilica dell’anno 1571,
che l’autore continuò a correggere e modificare fino alla pubblicazione a stampa di una nuova pianta nel 1590 (➚). Il sepolcro di Carlotta di Lusignano, insieme al quale è segnalato da Alfarano anche quello della sua nobildonna, ha in
essa numero «70», ed è ubicato «in posteriori minori navi dextera ad meridiem», nel pavimento di fronte all’ingresso della
cappella del coro fatta costruire da papa Sisto IV, dedicata alla Vergine e ai ss. Francesco d’Assisi e Antonio da Padova
(Cerrati 1914, p. 81), oggi cappella dell’Immacolata Concezione. È interessante notare che tra il 1582 e il 1586 proprio i numeri «70»
e successivi hanno subìto lievi modifiche dovute al trasferimento della sepoltura del cardinale spoletino Berardo Eroli (o
Eruli, 1409-1479) accanto a quella della regina di Cipro; viene da chiedersi se, proprio a séguito di tali mutamenti d’assetto
all’interno della basilica, l’epigrafe greca che qui ci interessa non possa essere stata traslata altrove, oppure messa da
parte e successivamente scartata e distrutta.
Sembra molto probabile che entro gli anni Dieci o Venti del Seicento essa non dovesse essere già più presente o comunque visibile
in S. Pietro. Giacomo Grimaldi (1568-1623), archivista e chierico beneficiato della Basilica Vaticana, nei suoi Instrumenta autentica (...) (an. 1620), registra, in data 25 febbraio 1610, l’aperitio sepulcri Carolae reginae Cypri (Niggl 1972, p. 270). Nella notizia non viene fatta menzione alcuna della vicina tomba della nobildonna costantinopolitana. Sembra confermare
l’assenza della nostra iscrizione greca in S. Pietro, se non già nel 1610, almeno nel 1620, anno di dedica dell’opera, la
testimonianza e silentio offerta da un disegno incluso negli Instrumenta, ove, ai piedi del sepolcro del menzionato cardinale spoletino Berardo Eroli, sul pavimento, si legge l’iscrizione latina
di Carlotta, mentre la nostra epigrafe greca non risulta ivi raffigurata (Niggl 1972, p. 161). Qualche anno più tardi, del resto, l’erudito Francesco Maria Torrigio (1580-1649) ne dichiara esplicitamente la
scomparsa: «Di donne illustri (oltre le nominate nel discorso) vi sono state sepolte [...] Maria Costantinopolitana, la quale
fu sepolta presso alla Regina di Cipri con bellissimo epitaffio greco, che per trascuragine perì [...]» (Torrigio 1635, p. 604).