Iscrizione sepolcrale di Anna costantinopolitana

Numero scheda: 013

Lingua: greco

Perduta/conservata/irreperibile: perduta

Categoria testuale: iscrizione sepolcrale

Datazione: 1487-1500 (approssimata)

Localizzazione

Luogo di origine: Roma (localizzazione certa)

Contesto originario/luogo di ritrovamento: Città del Vaticano, S. Pietro, basilica

Luogo di conservazione attuale: non noto

Metro

Iscrizione metrica: incerto

Tipo di metro: trimetro giambico (?); dodecasillabo bizantino (?)

Testo

Trascrizione diplomatica

Ἄννα · ΣινοπΊτου · ξΎμβιοΣ · τ͂νυ
γν͂ν · κν́αΣ · Ῥ́μηΣ · πατρΊδοΣ
μθ᾽ ὅτι · πλΊΣταΣ · πλΆναΣ · ὑπ́Στη
ξυνΆma · τῆ · γaλhnotΆth · κaρΌλη
5 λουΣιγνΆνα · τυραννικῆ · βΊα · τῆΣ
βαΣιλΊαΣ · ᾽ξΣθΊΣη · τῆΣ · κΎπρου
ν · Ῥ́μη · τῆδΕ · τῆ · παλαιᾶ · τθνη
κ· θ͂· μ̀ν · τἀθΆνατον · τῆ · δ̀ · τὸ
θνητὸν · ἀποδοῦΣα · ὑιῖ · δ᾽ ̓υγν́μ
10 ονι · τΆφου · ̓μ́ληΣ · δημητρΊ

Trascr. diplomatica di: F. Potenza, La perduta epigrafe sepolcrale per Anna, moglie di Sinopites, nobildonna costantinopolitana al séguito di Carlotta di Lusignano, in Rivista di studi bizantini e neoellenici, n.s. 61 (2024), pp. 245-278. Potenza 2024, p. 262, dal Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. lat. 5241, https://digi.vatlib.it/view/MSS_Vat.lat.5241 Vat. lat. 5241, f. 190v (olim p. 386) (fig. 1)


Ἄννα · Σινοπίτου · ξύμβιος · τῶν · εὐγενῶν ·
ἐκ · Νέας · Ῥώμης · πατρίδος · μεθ᾽ ὅτι ·
πλείστας · πλάνας · ὑπέστη · ξὺν · ᾅμα ·
τῇ · γαληνοτάτῃ · Καρόλῃ · Λουσιγνάνᾳ · τυραννικῇ ·
5 βίᾳ · τῆς βασιλείας · ἐξωσθείσῃ · τῆς · Κύπρου · ἐν · Ῥώμῃ ·
τῇδε · τῇ · παλαιᾷ · τέθνηκε · θεῷ · μὲν · τ’ ἀθάνατον ·
τῇ · δὲ · τὸ · θνητὸν · ἀποδοῦσα · υἱεῖ · δ᾽ εὐγνώμονι · τάφου ·
ἐμέλησε · Δημητρίῳ : – ·

Trascr. diplomatica di: F. Potenza, La perduta epigrafe sepolcrale per Anna, moglie di Sinopites, nobildonna costantinopolitana al séguito di Carlotta di Lusignano, in Rivista di studi bizantini e neoellenici, n.s. 61 (2024), pp. 245-278. Potenza 2024, p. 262, dal Paris, Bibliothèque nationale de France, Grec 3067, https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b103036803 Par. gr. 3067, f. 82r (fig. 2)

Commento alla trascrizione diplomatica

Per quanto riguarda la prima delle due trascrizioni diplomatiche qui presentate, tratta dal Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. lat. 5241, https://digi.vatlib.it/view/MSS_Vat.lat.5241 Vat. lat. 5241, f. 190v (olim p. 386), si noti che nei nomi ΣινοπΊτου (lin. 1) e κΎπρου (lin. 6) la desinenza -ου, nel manoscritto, si presenta con la lettera hypsilon inclusa all’interno di omicron, come si vede nella fig. 1.

Precedentemente, l’epigrafe era stata trascritta da Spyridon Lampros, che la trasse dalla copia presente nel Paris, Bibliothèque nationale de France, Grec 3067, https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b103036803 Par. gr. 3067, f. 82r, cf. S.P. Lampros [Lambros], Ἐπιτύμβιον Ἄννης Σινωπίτου, in Νέος Ἑλληνομνήμων 9 (1912), pp. 469-470. Lampros 1912, p. 496, e da Seymour de Ricci, che ne fece l’edizione diplomatica e critica sulla base del Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. lat. 5241, https://digi.vatlib.it/view/MSS_Vat.lat.5241 Vat. lat. 5241, f. 190v, cf. S. de Ricci, Une inscription byzantine de Rome, in Mélanges Charles Diehl, I: Histoire, Paris 1930, pp. 291-292. de Ricci 1930.

Edizione critica

Ἄννα, Σινοπίτου ξύμβιος, τῶν εὐγενῶν |
ἐκ Νέας Ῥώμης πατρίδος, μεθ’ ὅτι πλείστας |
πλάνας ὑπέστη ξυνάμα τῇ γαληνοτάτῃ |
Καρόλῃ Λουσιγνάνᾳ, τυραννικῇ βίᾳ |
5τῆς βασιλείας ἐξωσθείσῃ τῆς Κύπρου, |
ἐν Ῥώμῃ τῇδε τῇ παλαιᾷ τέθνηκε, |
θεῷ μὲν τἀθάνατον, γῇ δὲ τὸ θνητὸν |
ἀποδοῦσα· υἱεῖ δ ̓ εὐγνώμονι τάφου |
ἐμέλησε Δημητρίῳ.

Ed. critica di: F. Potenza, La perduta epigrafe sepolcrale per Anna, moglie di Sinopites, nobildonna costantinopolitana al séguito di Carlotta di Lusignano, in Rivista di studi bizantini e neoellenici, n.s. 61 (2024), pp. 245-278. Potenza 2024, p. 263

Apparato critico

Titulum praebent codices Vaticanus latinus 5241, fol. 190v [= Vat.], ubi inscribitur «S. Pietro, XII», et, post textum, legitur «in una capella delle nuove, in terra», et Parisinus graecus 3067, fol. 82r [= Par.], inscr. «Alla basilica di S(an)to Petro in Roma ci è questo epitaphio in terra à uno certo sepulchro», cf. etiam fol. 84r, ubi inscribitur «Nella chiesa vecchia di S(an)to Pietro in Vaticano, adietro le colonne dove si soleva stare l’altare del sacram(en)to vi è l’infrascritto epitaphio, cioè (...)», et initium tantum tituli usque ad v. 2 legitur (μεθ᾽ ὅτι π-). Apographon tituli eiusdem in codice Marucelliano A 293, pag. 174, sicut e codice Vaticano depromptum, neglexi.

[1.] Σινοπίτου Vat.pc [= Vat. post correctionem manu librarii (scil. Aldi Manutii Iunioris) illatam] Par. S.P. Lampros [Lambros], Ἐπιτύμβιον Ἄννης Σινωπίτου, in Νέος Ἑλληνομνήμων 9 (1912), pp. 469-470. Lampros 1912 F. Dölger, recensione a de Ricci 1930, in Byzantinische Zeitschrift 31 (1931), p. 475. Dölger 1931: Σινοπίτο Vat.ac [= Vat. ante correctionem] S. de Ricci, Une inscription byzantine de Rome, in Mélanges Charles Diehl, I: Histoire, Paris 1930, pp. 291-292. de Ricci 1930 || [2.] μεθ’ ὅτι Vat. Par. Lampros: μεθότι de Ricci || πλείστας Vat.pc Par. Lampros de Ricci: πλεῖστας (sic) ut vid. Vat.ac || [3.] ὑπέστη Vat. Par.pc [= Par. post correctionem manu librarii (scil. Iohannis Sanctamaurae) illatam] Lampros de Ricci: ὑπέστης fort. Par.ac [= Par. ante correctionem] || ξυνάμα Vat. de Ricci: ξὺν ᾅμα Par. ξὺν ἅμα Lampros || [7.] τἀθάνατον Vat.pc: τ’ ἀθάνατον Vat.ac Par. Lampros de Ricci || γῇ coni. Lampros de Ricci: τῆ (sic) Vat. τῇ Par. an τῇ γῇ scribendum? || [8.] υἱεῖ Vat. Par. Lampros: υἱῷ de Ricci

Traduzione

Anna, moglie di Sinopites, della nobile famiglia oriunda
della Nuova Roma, poi che infinite
peregrinazioni sopportò accompagnando la serenissima
Carlotta di Lusignano, che da violenza usurpatrice
5 dal regno di Cipro fu esiliata,
in questa antica Roma è morta,
a Dio l’anima immortale, alla terra il corpo mortale
rendendo; e, figlio riconoscente, della tomba
si prese cura Demetrio.

Traduzione di: F. Potenza, La perduta epigrafe sepolcrale per Anna, moglie di Sinopites, nobildonna costantinopolitana al séguito di Carlotta di Lusignano, in Rivista di studi bizantini e neoellenici, n.s. 61 (2024), pp. 245-278. Potenza 2024, p. 263

Commento al testo

Benché considerata un’iscrizione in prosa da S.P. Lampros [Lambros], Ἐπιτύμβιον Ἄννης Σινωπίτου, in Νέος Ἑλληνομνήμων 9 (1912), pp. 469-470. Lampros 1912 e S. de Ricci, Une inscription byzantine de Rome, in Mélanges Charles Diehl, I: Histoire, Paris 1930, pp. 291-292. de Ricci 1930, è stata recentemente avanzata l’ipotesi che l’epigrafe sepolcrale per Anna costantinopolitana sia invece da ritenere metrica (F. Potenza, La perduta epigrafe sepolcrale per Anna, moglie di Sinopites, nobildonna costantinopolitana al séguito di Carlotta di Lusignano, in Rivista di studi bizantini e neoellenici, n.s. 61 (2024), pp. 245-278. Potenza 2024). Al di là dell’individuazione di una suddivisione in versi costituiti da un numero più o meno regolare di sillabe (12, ma talora anche 13 o 14), è soprattutto la presenza di elementi quali la ricercata disposizione delle parole, la dizione apparentemente non prosastica e la sensazione di trovarsi di fronte ad alcuni studiati enjambements a far pensare a un testo poetico. A ben guardare, infatti, l’epigrafe per Anna parrebbe un componimento in dodecasillabi bizantini – sia pure aprosodici, o quanto meno non perfettamente prosodici –, con alcuni versi però di 13 sillabe (vv. 1-2, 4) e in un caso (v. 3) addirittura di 14; il v. 9, in apparenza di sole 8 sillabe, potrebbe invece celare la caduta di una piccola porzione di testo, dovuta magari alla parziale frammentarietà del supporto nel momento in cui l’epigrafe fu trascritta dai compilatori delle due sillogi che la trasmettono. Per quanto riguarda i primi quattro versi, ci si può domandare se il numero delle sillabe, maggiore rispetto alle 12 previste nel dodecasillabo bizantino standard, sia imputabile alla presenza di soluzioni metriche trisillabiche, e dunque se sia possibile interpretare questi versi come dodecasillabi ritmici che aspirino a imitare nella cadenza, in qualche misura, i trimetri giambici «all’antica». Diversamente, è anche lecito immaginare – ammesso che si tratti in effetti di un’epigrafe in versi – che l’autore dell’epitaffio non sia stato in grado di comporre versi perfettamente dodecasillabici, forse anche per la presenza, in particolare nei primi quattro versi, di nomi propri, difficili da inserire nello schema metrico. I vv. 5-8 sono invece tutti regolarmente di 12 sillabe, ma anche in questi il rispetto delle quantità sillabiche è tutt’altro che coerente; inoltre, non sarebbe rispettata una delle norme fondamentali del dodecasillabo medievale, la cosiddetta parossitonesi del verso, ossia la presenza obbligata di un accento acuto sulla penultima sillaba. Abbastanza regolare risulta invece l’uso di cesura pentemimere (vv. 1-3, 5-6), preceduta da un’accentazione parossitona, o eftemimere (v. 7). Dal punto di vista metrico, dunque, la perduta epigrafe per Anna non rappresenterebbe né il prodotto di una raffinata opera versificatoria realizzata in trimetri giambici di tipo classico, né, d’altronde, un componimento in semplici dodecasillabi bizantini aprosodici rispettosi di tutte le leggi sillabico-accentative che caratterizzano tale verso. Sembra però ravvisabile il tentativo, pur non ben riuscito, di evocare in chiave tutta ritmica e non prosodica un andamento che fa pensare, per la variabilità del numero di sillabe, al giambo del teatro attico. A un certo gusto classicheggiante, del resto, sembrano far capo anche alcune scelte fonetiche e morfologiche, come xi per sigma in συν- al v. 1 (ξύμβιος) e al v. 3 (ξυνάμα), ma anche la desinenza di υἱεῖ al v. 8 o la crasi in τἀθάνατον al v. 7. Al contempo, si cerca di ingentilire l’intonazione del componimento grazie all’uso frequente dell’enjambement (vv. 2-3, 3-4, 7-8, 8-9) e a una disposizione studiata delle parole.

Per un commento stilistico e linguistico dell’epigrafe, cf. F. Potenza, La perduta epigrafe sepolcrale per Anna, moglie di Sinopites, nobildonna costantinopolitana al séguito di Carlotta di Lusignano, in Rivista di studi bizantini e neoellenici, n.s. 61 (2024), pp. 245-278. Potenza 2024, pp. 264-267, 275-277.

Scrittura

Benché l’iscrizione sia attualmente perduta, la trascrizione che ne fece Aldo Manuzio il Giovane nel Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. lat. 5241, https://digi.vatlib.it/view/MSS_Vat.lat.5241 Vat. lat. 5241 (fig. 1) sembra rispecchiare quanto doveva essere effettivamente visibile sulla pietra. Se ne deduce che la nostra epigrafe doveva essere realizzata in una maiuscola antiquaria, con lettere di modulo quadrato e forme che imitano quelle dei modelli epigrafici di età classica (es. ny e pi con il secondo tratto verticale più corto del primo, epsilon di forma quadrata, sigma in quattro tratti); in tale direzione sembrano andare anche i puntini a mezza altezza adoperati per la suddivisione delle parole. Per altri dettagli sulla scrittura, cf. F. Potenza, La perduta epigrafe sepolcrale per Anna, moglie di Sinopites, nobildonna costantinopolitana al séguito di Carlotta di Lusignano, in Rivista di studi bizantini e neoellenici, n.s. 61 (2024), pp. 245-278. Potenza 2024, pp. 260-262.

Descrizione materiale

Tecnica di esecuzione: incisa (scolpita)

Lettere a rilievo: non noto

Materiale: pietra

Tipo di materiale: marmo

Tipologia del supporto: lapide sepolcrale

Dimensioni del/i pezzo/i: non note

Dimensione delle lettere: non note

Note per la descrizione materiale: i dati materiali si deducono dalle descrizioni e trascrizioni che furono fatte dell’epigrafe (v. Storia).

Contesto e storia

Contesto

L’iscrizione sepolcrale è dedicata a una dama costantinopolitana di nome Anna, moglie di un non altrimenti noto Σινωπίτης, morta a Roma, ove era giunta al séguito di Carlotta di Lusignano (1444-1487); quest’ultima, regina di Cipro dal 1458 al 1464, quando fu spogliata del suo regno, decise di rifugiarsi a Roma, dove morì. Le due donne furono sepolte non lontane l’una dall’altra, nella basilica di S. Pietro, ma la lapide di Anna, ivi tumulata per le cure del figlio Demetrio, andò perduta entro la prima metà del XVII secolo (v. Storia).

Per quanto riguarda la datazione dell’epigrafe, è innanzitutto dall’iscrizione medesima che possiamo ricavare alcune informazioni. Vi si menzionano infatti la perdita del regno da parte di Carlotta (vv. 4-5: τυραννικῇ βίᾳ | τῆς βασιλείας ἐξωσθείσῃ τῆς Κύπρου), nonché, indirettamente – attraverso l’indicazione che Anna morì a Roma dopo aver peregrinato insieme alla sua regina (vv. 2-4 e 6: πλείστας | πλάνας ὑπέστη ξυνάμα τῇ [...] | Καρόλῃ Λουσιγνάνᾳ [...] | [...] | ἐν Ῥώμῃ τῇδε τῇ παλαιᾷ τέθνηκε) –, l’arrivo di Carlotta nell’Urbe. Possiamo dunque datare l’epigrafe dopo il 1464, anno in cui Carlotta perse di fatto il regno, e anzi dopo l’arrivo a Roma della regina e del suo séguito: a parte una breve sosta precedente nell’Urbe nel 1461, la regina vi soggiornò una prima volta tra il 1475 e il 1478 e, definitivamente, dal 1482 al 1487. Proprio l’anno 1482, forse, quando Carlotta si trasferì stabilmente a Roma, può essere considerato il terminus post quem per la datazione della nostra epigrafe. Nell’iscrizione, non è invece menzionata esplicitamente la morte di Carlotta, e dunque non sappiamo con certezza se l’epigrafe possa essere datata dopo il 1487. Sembra tuttavia di poter affermare che, se la tomba di Anna, come è probabile, è stata collocata sin dall’inizio in S. Pietro e l’iscrizione sepolcrale fu realizzata contestualmente alla morte della nobildonna, la regina Carlotta doveva essere già morta; si deve pensare infatti che il corpo di Anna sia stato deposto accanto a quello della sua regina in S. Pietro, mentre difficilmente può essere avvenuto il contrario.

Per maggiori dettagli riguardo ai personaggi menzionati nell’epigrafe, cf. F. Potenza, La perduta epigrafe sepolcrale per Anna, moglie di Sinopites, nobildonna costantinopolitana al séguito di Carlotta di Lusignano, in Rivista di studi bizantini e neoellenici, n.s. 61 (2024), pp. 245-278. Potenza 2024, pp. 267-274.

Storia

Il testo dell’iscrizione, perduta già nel XVII secolo, fu stampato per la prima volta da S.P. Lampros [Lambros], Ἐπιτύμβιον Ἄννης Σινωπίτου, in Νέος Ἑλληνομνήμων 9 (1912), pp. 469-470. Lampros 1912, sulla base del codice Paris, Bibliothèque nationale de France, Grec 3067, https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b103036803 Par. gr. 3067 (vergato da Giovanni Santamaura [1539-1614] intorno agli anni Ottanta del XVI secolo), f. 82r; cf. anche f. 84r. In seguito, l’iscrizione fu pubblicata da S. de Ricci, Une inscription byzantine de Rome, in Mélanges Charles Diehl, I: Histoire, Paris 1930, pp. 291-292. de Ricci 1930, che non conosceva la trascrizione di Lampros, sulla base di un apografo dell’erudito e stampatore Aldo Manuzio il Giovane (1547-1597), Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. lat. 5241, https://digi.vatlib.it/view/MSS_Vat.lat.5241 Vat. lat. 5241 (ann. 1566-1567), f. 190v (olim p. 386).

L’ultima attestazione dell’epigrafe sembra essere quella fornita dall’erudito Tiberio Alfarano (1525-1596), chierico beneficiato di S. Pietro, nella sua opera De Basilicae Vaticanae antiquissima et nova structura (ed. M. Cerrati, Documenti e ricerche per la storia dell’antica basilica vaticana, I: Tiberii Alpharani De Basilicae Vaticanae antiquissima et nova structura, (...), Roma 1914 (Studi e testi, 26). [https://archive.org/details/debasilicaevatic00alfa/page/n5/mode/2up]. Cerrati 1914). Nel manoscritto di dedica dell’opera di Alfarano a papa (1572-1585) Gregorio XIII, l’attuale Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. lat. 9904 Vat. lat. 9904 (an. 1582), si legge la cursoria notizia di una nobildonna di Costantinopoli chiamata Maria, sepolta accanto a Carlotta di Lusignano: «non longe a dicta Regina fuit etiam sepulta Maria Constantinopolitana nobilissima, quae parimodo peregrinationis causa in Urbe venerat», mentre in altri manoscritti autografi dell’opera la notizia è integrata da un’aggiunta: «cum epitaphio literis graecis marmori insculpto, quorum adhuc extant monimenta» (M. Cerrati, Documenti e ricerche per la storia dell’antica basilica vaticana, I: Tiberii Alpharani De Basilicae Vaticanae antiquissima et nova structura, (...), Roma 1914 (Studi e testi, 26). [https://archive.org/details/debasilicaevatic00alfa/page/n5/mode/2up]. Cerrati 1914, p. 82). Tale integrazione si legge in particolare nel codice Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Arch. Cap. S. Petri G.4, https://digi.vatlib.it/view/MSS_Arch.Cap.S.Pietro.G.4 Arch. Cap. S. Petri G.4 (prima stesura dell’opera, poi corretta e ampliata dal suo autore almeno sino all’anno 1586, cf. f. 43v) e nel suo apografo Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Arch. Cap. S. Petri G.6, https://digi.vatlib.it/view/MSS_Arch.Cap.S.Pietro.G.6 Arch. Cap. S. Petri G.6 (copia destinata dall’autore all’Archivio del Capitolo di S. Pietro, con aggiunte che arrivano sino al 1589, cf. f. 59v). Negli anni Ottanta del Cinquecento l’iscrizione era dunque sicuramente ancora presente in S. Pietro (come testimoniato anche dal Paris, Bibliothèque nationale de France, Grec 3067, https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b103036803 Par. gr. 3067). Che la Maria menzionata da Alfarano sia da identificare con la nostra Anna è indubbio: al riguardo cf. F. Potenza, La perduta epigrafe sepolcrale per Anna, moglie di Sinopites, nobildonna costantinopolitana al séguito di Carlotta di Lusignano, in Rivista di studi bizantini e neoellenici, n.s. 61 (2024), pp. 245-278. Potenza 2024, pp. 257-259.

Il De Basilicae Vaticanae (...) structura era stato preceduto dall’elaborazione, da parte dello stesso Alfarano, di una icnografia dell’antica basilica dell’anno 1571, che l’autore continuò a correggere e modificare fino alla pubblicazione a stampa di una nuova pianta nel 1590 (). Il sepolcro di Carlotta di Lusignano, insieme al quale è segnalato da Alfarano anche quello della sua nobildonna, ha in essa numero «70», ed è ubicato «in posteriori minori navi dextera ad meridiem», nel pavimento di fronte all’ingresso della cappella del coro fatta costruire da papa Sisto IV, dedicata alla Vergine e ai ss. Francesco d’Assisi e Antonio da Padova (M. Cerrati, Documenti e ricerche per la storia dell’antica basilica vaticana, I: Tiberii Alpharani De Basilicae Vaticanae antiquissima et nova structura, (...), Roma 1914 (Studi e testi, 26). [https://archive.org/details/debasilicaevatic00alfa/page/n5/mode/2up]. Cerrati 1914, p. 81), oggi cappella dell’Immacolata Concezione. È interessante notare che tra il 1582 e il 1586 proprio i numeri «70» e successivi hanno subìto lievi modifiche dovute al trasferimento della sepoltura del cardinale spoletino Berardo Eroli (o Eruli, 1409-1479) accanto a quella della regina di Cipro; viene da chiedersi se, proprio a séguito di tali mutamenti d’assetto all’interno della basilica, l’epigrafe greca che qui ci interessa non possa essere stata traslata altrove, oppure messa da parte e successivamente scartata e distrutta.

Sembra molto probabile che entro gli anni Dieci o Venti del Seicento essa non dovesse essere già più presente o comunque visibile in S. Pietro. Giacomo Grimaldi (1568-1623), archivista e chierico beneficiato della Basilica Vaticana, nei suoi Instrumenta autentica (...) (an. 1620), registra, in data 25 febbraio 1610, l’aperitio sepulcri Carolae reginae Cypri (G. Grimaldi, Descrizione della basilica antica di S. Pietro in Vaticano. Codice Barberini latino 2733, edizione e note a cura di R. Niggl, [Città del Vaticano] 1972 (Codices e Vaticanis selecti quam simillime expressi, 32). Niggl 1972, p. 270). Nella notizia non viene fatta menzione alcuna della vicina tomba della nobildonna costantinopolitana. Sembra confermare l’assenza della nostra iscrizione greca in S. Pietro, se non già nel 1610, almeno nel 1620, anno di dedica dell’opera, la testimonianza e silentio offerta da un disegno incluso negli Instrumenta, ove, ai piedi del sepolcro del menzionato cardinale spoletino Berardo Eroli, sul pavimento, si legge l’iscrizione latina di Carlotta, mentre la nostra epigrafe greca non risulta ivi raffigurata (G. Grimaldi, Descrizione della basilica antica di S. Pietro in Vaticano. Codice Barberini latino 2733, edizione e note a cura di R. Niggl, [Città del Vaticano] 1972 (Codices e Vaticanis selecti quam simillime expressi, 32). Niggl 1972, p. 161). Qualche anno più tardi, del resto, l’erudito Francesco Maria Torrigio (1580-1649) ne dichiara esplicitamente la scomparsa: «Di donne illustri (oltre le nominate nel discorso) vi sono state sepolte [...] Maria Costantinopolitana, la quale fu sepolta presso alla Regina di Cipri con bellissimo epitaffio greco, che per trascuragine perì [...]» (F.M. Torrigio, Le Sacre Grotte vaticane, cioè narratione delle cose più notabili, che sono sotto il pavimento della Basilica di S. Pietro in Vaticano in Roma (...), In Roma 1635 Torrigio 1635, p. 604).

Tradizione manoscritta

Segnatura ff. URL
Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. lat. 5241 190v (olim p. 386) https://digi.vatlib.it/view/MSS_Vat.lat.5241
Paris, Bibliothèque nationale de France, Grec 3067 82r, 84r https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b103036803
Firenze, Biblioteca Marucelliana, A 293 p. 174

Note per la tradizione manoscritta

Il Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. lat. 5241, https://digi.vatlib.it/view/MSS_Vat.lat.5241 Vat. lat. 5241 è stato vergato a Roma tra il 1566 e il 1567 (cf. ff. 1r, 187v) da Aldo Manuzio il Giovane (1547-1597). Il Paris, Bibliothèque nationale de France, Grec 3067, https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b103036803 Par. gr. 3067 è invece opera di copia di Giovanni Santamaura (1539-1614), con annotazioni datate tra gli anni ’70 e ’90 del XVI secolo (come da comunicazione verbale di Domenico Surace); i ff. 82r e 84r, che tramandano la nostra epigrafe, sono parte di un medesimo fascicoletto che al f. 83r riporta la data del 1583, il che consente di circoscrivere verosimilmente la datazione della copia della nostra epigrafe agli anni Ottanta del Cinquecento. Il Firenze, Biblioteca Marucelliana, A 293 Marucell. A 293, infine, silloge epigrafica compilata dall’erudito e teorico musicale Giovanni Battista Doni (1594-1647), rappresenta, in questo caso, un mero apografo del codice Vaticano, motivo per cui si è deciso di non considerarlo per l’edizione dell’epigrafe.

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Come citare questa scheda: F. Potenza, EByRome, nr. 013, https://ebyrome.it/it/inscriptions/ebyrome013.html

Creazione: 16.07.2024 (F. Potenza)

Ultima modifica: 07.07.2026 (F. Potenza)