Contesto
Fra le poche parole leggibili del testo epigrafico, μοναχῶν (lin. 12) e πάπα (lin. 13), suggeriscono, come localizzazione
originaria dell’iscrizione, un ambiente monastico romano, probabilmente lo stesso monastero dei Ss. Cosma e Damiano in Mica Aurea, ora S. Cosimato, nel cui chiostro si trova oggi l’epigrafe; ma non si può del tutto escludere la provenienza da un altro
monastero della medesima area trasteverina, oppure, più genericamente, di Roma. Inoltre, benché il testo sia mutilo e poco
leggibile, è possibile ipotizzare si tratti di un’iscrizione sepolcrale acrostica in versi (all’inizio delle linn. 7-9 si
leggono verticalmente le lettere -ΝΟC ingrandite e a quanto pare in ekthesis, forse la fine di un nome proprio o comune, come ad es. [ἡγούμε]νος): se così stessero le cose, l’epigrafe apparterrebbe
a un gruppo di epigrafi metriche acrostiche d’un tipo ben attestato a Roma fra IX e X secolo, cf. D’Aiuto 2015, pp. 586-587.
Storia
La lastra è stata a un certo punto adoperata come chiusino o coperchio della bocca di un pozzetto ottagonale, oppure nella
struttura di una fontana, forse quella che si trova nel cortile antistante la chiesa di S. Cosimato, la cui sistemazione attuale
pare risalire al 1751, cf. D’Aiuto 2015, p. 584 e n. 76.